Marco Santucci

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Il sistema migliore di gestione degli spurghi

Il sistema migliore di gestione degli spurghi

Risposta al commento proposto dal Sig. Giovanni.
di Santucci Marco

Sicuramente avere personale preparato significa saper affrontare le problematiche avendo in mente le possibili soluzioni e tra le possibili soluzioni, avere la capacità di fare una valutazione sia tecnica che economica della soluzione che si intende adottare.

Nello specifico, se la richiesta arriva da una Azienda che ha necessità di fare delle valutazioni impiantistiche sarebbe necessario un sopralluogo; se la necessità, è invece quella di rinfrescare ad alcuni tecnici delle competenze un po’ annebbiate sarebbe necessario un piccolo corso di aggiornamento.

Tuttavia, nello specifico, ci sono ottime soluzioni tecniche. Continua …

Il fenomeno della combustione

Il fenomeno della combustione

di Marco Santucci

La combustione è un fenomeno chimico di ossidazione fortemente esotermico che avviene tra un combustibile e l’ossigeno con una intensa manifestazione luminosa ed emissione di calore. Le condizioni indispensabili perché avvenga la combustione sono:

  • Avere un combustibile (carbonio, idrogeno e zolfo)
  • Avere aria, per avere ossigeno
  • Avere un innesco o una temperatura particolare detta temperatura di infiammabilità

Ma cosa si intende per Combustibile?

Per combustibile si intende un materiale che ha la proprietà di ardere (bruciare) nell’aria.

Nella struttura di un combustibile tradizionale è accumulata energia chimica ad alta concentrazione, che in condizioni normali nel nostro ambiente tende a permanere praticamente con nessuna o quasi nessuna modificazione. In particolari condizioni di (alta) temperatura e adeguata presenza di sostanza comburente (ossigeno), avviene una reazione esotermica più o meno violenta, cioè con produzione di calore, che può eventualmente essere sfruttato. Come sottoprodotto di questo processo di combustione si ottengono sostanze a più basso livello energetico che si disperdono nell’ambiente. La combustione è dunque una reazione di ossidazione in cui il combustibile reagisce con l’ossigeno.

leggi l’intero documento: Il fenomeno della combustione

Utilizzo scorretto della valvola di presa del vapore

Utilizzo scorretto della valvola di presa del vapore

di Marco Santucci

Ci sono molti piccoli impianti di generazione del vapore, che fermano la produzione a fine giornata per riprenderla il mattino successivo; capita sovente che tali impianti generino vapore a pressioni superiori a quelle di utilizzo, e capita frequentemente che per risparmiare combustibile, il generatore venga spento prima della fine dell’orario di produzione calcolando che il calo di pressione derivato consenta di rimanere comunque nel range della pressione di utilizzo.

Ad esempio, se in una Azienda, un generatore funziona a pressione di 12 Ate, ma l’attività produttiva ha necessità di vapore a 6 Ate, anche se il generatore viene spento mezz’ora prima della fine produzione, il volano termico permette il mantenimento di una pressione almeno pari a 6 Ate per il tempo mancante a finire l’orario.

Fino a questo punto, non abbiamo nulla da obiettare, ma questo comportamento genera inadeguati comportamenti latenti.

Infatti, dopo aver preso l’abitudine di spegnere il generatore prima dell’orario di fermo degli impianti, confidando nel volano termico, siccome dobbiamo garantire ancora vapore, allo spegnimento non viene associata la chiusura della valvola di presa, che dovrebbe essere una manovra eseguita contemporaneamente.

Poichè dopo lo spegnimento, “pericoli non ce ne sono più”, spesso, la chiusura della valvola di presa non viene più eseguita.

Questa operazione non eseguita, vanifica l’attenzione rivolta ai consumi anticipando lo spegnimento, anzi, il comportamento sopra descritto, è molto più costoso di quello che prevede lo spegnimento a pressione elevata eseguito a fine ciclo produttivo con contemporanea chiusura della valvola di presa.

Cerchiamo di capire cosa succede, se, a fine delle giornata produttiva, non abbiamo chiuso la valvola di presa.

La nostra linea di distribuzione, asporterà nella notte le calorie residue fino a portare la pressione nel generatore a 0 Ate, così, soprattutto nelle stagioni più fredde, la pressione arriverà a 0 Ate quindi il fluido interno (acqua) scenderà sotto i 100 °C arrivando a volte fino a 70 – 60 °C.

Spesso, a questa problematica ne segue un’altra; non avendo avuto attenzione alla chiusura della valvola di presa, sicuramente non abbiamo avuto attenzione a chiudere la linea di ingresso dell’acqua di alimentazione a monte delle pompe.

Se siamo dotati di un impianto con serbatoio di alimentazione in battuta positiva, spesso, la mattina troviamo il nostro generatore pieno d’acqua fino alla valvola di presa e abbiamo riempito completamente la linea del vapore.

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Avviamento a freddo di un generatore

Avviamento a freddo di un generatore:
Considerazione sugli allungamenti dovuti alle dilatazioni

di Marco Santucci

Fare operazioni quotidiane, per pratica, non ci permette di considerare quali dinamiche, queste operazioni comportino; si agisce meccanicamente senza valutare come il nostro operato, influisca sui dispositivi a nostra disposizione.

Un esempio interessante si può trovare riflettendo sull’accensione a freddo di un generatore di vapore a grande corpo a tre giri di fumo.

Iniziamo a considerare il disegno strutturale di una macchina di questo tipo.

L’involucro che tiene acqua e vapore in pressione (“fasciame”), è costituito da un cilindro esterno ricavato per calandratura di una serie di lamiere saldate tra di loro.

Questo cilindro è chiuso alle estremità da due piastre forate (“i fondi”), saldate al fasciame; sui fondi c’è un foro di grande dimensione situato al centro in basso, dove viene infilato un tubo di grosso spessore detto “focolaio” (“primo giro di fumi”), al cui interno si effettua la combustione.

Ai lati del “tubo focolaio”, ci sono poi delle forature di diametro minore, nelle quali sono inserite una serie di tubi da fumo di lunghezza adeguata in modo che possano essere saldati (o mandarinati) alle piastre (“secondo giro di fumi”).

Superiormente a destra e a sinistra ci sono delle altre forature dello stesso diametro nelle quali sono inseriti una ulteriore serie di tubi da fumo in modo che si realizzi il “terzo giro di fumi”.

Supponiamo che il nostro ipotetico generatore, abbia a freddo (alla temperatura di 20 °C), dimensioni di mm 2.500 di diametro e di mm 6.000 di lunghezza (m 2,50 per m 6,00) e che lavori a pressioni di esercizio comprese tra 10 e 12 ATE.

Ci siamo mai chiesti come queste dimensioni mutano per effetto delle dilatazioni prodotte dalle temperature raggiunte?

Abbiamo mai sentito parlare di coefficiente di dilatazione lineare? Continua …